1)Come è nata la passione per la batteria?
E’ tutto partito da una custodia per fisarmonica. Percuotendola con dei cucchiai da minestra accompagnavo mio padre quando in casa si dilettava a suonare il mandolino o la fisarmonica. Avevo 6 anni. Intorno ai 12 anni sono passato ad una batteria composta da bidoni per il cemento e lamiere, assemblata all’interno della storica officina del fabbro- batterista l’amico Roberto Cucuzza e dove è nato il mio primo gruppo formato da me, Vincenzo Esposito e Giacomo “ Mino “ D’Agostino.
Con questo trio di rock- blues abbiamo in quegli anni, metà 70, partecipato a moltissimi eventi sparsi un po’ in tutta la provincia, alcuni dei quali storici come l’allora Festa della Primavera di Imperia.
2) Che studi musicali hai fatto?
Dopo un periodo iniziale da autodidatta, che sperimenta nelle “ cantine”, intorno ai 16 anni mi sono scritto al corso di Percussioni della scuola di musica Ottorino Respighi di Sanremo sotto la guida del Maestro Alberto Sinelli, ex timpanista della Scala di Milano.
Agli studi classici dopo qualche anno ho preferito scuole ad indirizzo musicale più moderno, diplomandomi quindi al C.P.M. di Milano sotto la guida di Walter Calloni prima e Christian Meyer dopo.
Ho partecipato a moltissimi seminari tenuti da musicisti nazionali ed internazionali:
Peter Erkine, Dave Weckl, Armando Bertozzi, Roberto Gatto, Bob Mover e molti altri.
3)Ti eserciti molto e continui a studiare musica?
Ho sicuramente studiato molto in passato, mi è sempre piaciuto e credo che lo studio oltre a rappresentare un percorso obbligato per qualsiasi musicista, raffiguri un modo per entrare in “ intimità “ col proprio strumento. Ho sempre cercato soprattutto di suonare molto, sia si trattasse di prove che di concerti, ritenendolo paritario, se non prioritario, all’attività di pratica domestica. Cerco di dedicare giornalmente allo studio, inteso in una forma più ampia che va dall’ascolto alla pratica, più tempo possibile.
4)Sei un noto batterista jazz ma hai suonato in molte rock bands, prediligi suonare rock o jazz?
Molto sinceramente a me piace suonare un po’ di tutto. Ho suonato tantissimi generi dal rock alle operette, tutto mi è servito e tutto mi ha entusiasmato. Amo, suono ed ascolto jazz da moltissimi anni ma questo non significa che rappresenti un’esclusiva.
5)Quali sono i dischi che più hai amato?
E’ davvero difficile scegliere, sono talmente tanti. Alcuni importanti perché legati a momenti della mia vita, altri per motivi più prettamente musicali. Più che hai singoli dischi mi sono sempre sentito legato all’artista e ad il suo percorso. Difficilmente ascolto un solo loro lavoro. Ho iniziato ascoltando Lou Reed, Iggy Pop, David Bowie, Pink Floyd, Rolling Stones, molti gruppi del rock sudista. Sono passato a Steely Dan, John Coltrane, Miles Davis e sul jazz sono rimasto. Un disco che è stato un vero pugno nello stomaco per motivi di: bellezza, classe, musicisti eccelsi è AJA degli Steely Dan, ma amo un po’ tutta la loro discografia.
6)Sei stato membro fondatore della Ratamacue Band (band culto di Sanremo N.d.r.), puoi fornirci un ricordo ed una riflessione su questo gruppo?
La Ratamacue è stata una parentesi fondamentale del mio percorso. Ha rappresentato il gruppo nel quale investire: energia, passione, sogni, speranze, risorse economiche e tempo molto tempo, sperando davvero di “ farcela”. Da cover band degli esordi con alle spalle centinaia di eventi live in vari contesti, si è trasformata in “original band” sfornando decine di canzoni e due CD. Cosa non ha funzionato? Nulla. Credo che tutti i componenti della band non debbano rammaricarsi di nulla. Ci abbiamo provato ci siamo presi discrete soddisfazioni ed il fatto che qualcuno ancora oggi ci ricordi e parli di noi sta a significare che quello che proponevamo arrivava e soprattutto rimaneva nei cuori delle persone. Alla Ratamacue è successo quello che capita a migliaia di band sparse per il mondo e cioè non riuscire ad emergere non per demeriti propri ma per tutte quelle combinazioni, che sono alla base della fama, che alla fine non si concatenano.
7)Tra i batteristi che conosci, quali sono i tuoi prediletti e qual è stato quello che più ti ha ispirato?
Anche in questo caso dovrei citarne molti. Ho ascoltato e ascolto molta musica, sono sempre stato affascinato da batteristi che suonano in maniera riconoscibile e/o che sappiano creare un ponte tra diversi stili. Nel rock Stewart Copeland per la sua straordinaria capacità di essere unico. Nel jazz Roy Haynes che ha ottanta anni ed oltre ad essere uno dei pochissimi musicisti viventi del periodo Be bop degli anni 40-50 è tuttora fonte di ispirazione per migliaia di batteristi jazz e non. Nel pop come non ricordare il primo vero batterista interprete Ringo Star. In Italia non stiamo certo a guardare: Ellade Bandini, Roberto Gatto, Fabrizio Sferra, Walter Calloni, De Piscopo, ognuno con la propria direzione e sensibilità artistica. Una mia fonte di ispirazione è senz’altro stato Steve Gadd per il suo modo di rendere perfetta ed appropriata ogni sua esecuzione, e lui ne ha davvero fatte molte e per moltissimi artisti.
8) La tua carriera musicale è giunta quasi al trentennale, come è cambiato il panorama artistico nella città dei fiori e più in generale in Italia?
Sanremo è sicuramente una piccola città provinciale, ma se ad esempio per molte realtà dell’interland milanese l’unico modo per esibirsi è espatriare in città vicine, alla fine anche una cittadina come Sanremo riacquista la sua dignità. Nel passato e parlo di fine anni 70 inizio 80, suonavo nei locali della zona 4-5 volte all’anno ed erano veri e propri eventi. Ora una band bene organizzata e che si “sbatte” riesce a farlo settimanalmente. C’è stata quindi una crescita esponenziale nell’opportunità di esibirsi ed è ovviamente un aspetto positivo. Quello che invece registro e che sono davvero poche le band che osano proporre cose loro, viceversa vedo una similitudine di repertori proposti da gruppi diversi. Per quanto concerne il panorama Nazionale percepisco e con enorme soddisfazione che le proposte più interessanti arrivano da quelle terre di confine dove il genere musicale proposto non è cosi delineato, quindi ad esempio un Bollani che è fondamentalmente un pianista jazz riesce a catturare l’attenzione di un pubblico vastissimo, lo stesso si può dire di Roy Paci e molti altri, che sia l’inizio di una riscossa per la musica jazz?
9)La tua più bella esperienza e quella da dimenticare?
Sinceramente non credo di avere mai avuto esperienze da dover dimenticare. Sarà anche per il fatto che ho sempre cercato di tenermi lontano da ingaggi poco chiari. A differenza invece sono tantissime quelle da ricordare. Con la Jazz Ambassador Big Band di Imperia diretta dal Maestro e carissimo amico Leo Lagorio, nella quale ho militato circa 10 anni, ricordo una straordinaria serata al teatro Cavour di Imperia con ospite dell’orchestra un mostro sacro del jazz, il pianista, clarinettista e cantante Tony Scott recentemente scomparso. Il classico artista che non puoi non prendere come riferimento per il tuo cammino artistico. Con la Ratamacue ricordo un Sanremo rock in cui arrivammo alle fasi finali. Con la Red Cat del Maestro Freddy Colt ricordo dei bellissimi tour in tutta Italia, partecipazioni in importanti festival di settore, le sigle di Zelig del 2001, concerti tenuti a Cinecittà e la partecipazione al Pigro dedicato ad Ivan Graziani organizzati da Pepi Morgia. Con i Soy Califa la partecipazione al festival del Jazz di Sanremo di qualche anno fa.
10) Per un lungo periodo hai intrapreso un percorso didattico insegnando batteria a giovani allievi, tra questi c’è qualche ragazzo che è diventato un bravo batterista?
Ho insegnato batteria per circa vent’anni, sia privatamente e sia in strutture scolastiche private della provincia. Ora per motivi professionali e di tempo ho temporaneamente sospeso. Ho avuto il piacere di conoscere e “formare” moltissimi allievi/e da meno giovani a giovanissimi/e. Con un po’ di immodestia dico che sono diventati tutti bravi. Con altrettanta immodestia credo di aver trasmesso loro la voglia di approfondire la conoscenza del proprio strumento attraverso lo studio. Un carissimo allievo che ricordo con particolare affetto e che è diventato a sua volta ottimo insegnante è Paolo Passerini che ora vive, suona ed insegna a Pescara. Ce ne sono ovviamente tantissimi altri che con soddisfazione sento suonare coi rispettivi gruppi nei locali della zona.
11)Il gruppo latin Jazz Soy Califa rappresenta per te il tuo impegno principale, puoi parlarci di questa esperienza e dei nuovi progetti?
I Soy Califa nascono diversi anni fa dall’unione di alcuni musicisti del ponente ligure, precisamente della zona compresa fra Ventimiglia e Sanremo. In quegli anni andava sempre più maturando l’esigenza da parte dei componenti di convogliare le proprie esperienze musicali di stampo jazzistico in una realtà fissa. Personalmente vivo l’esperienza dei Soy Califa un po’ come la continuazione della Ratamacue Band. Credo che dalla quotidianità dal lavoro continuo dalla progettualità che solo un band stabile può attuare, si possa raggiungere qualsiasi risultato. Non ho mai avuto velleità solistiche e sono fortemente convinto nella potenzialità che una band stabile può esprimere. Abbiamo inciso due CD, Villaggio Globale e Soy Califa live, registrato durante un concerto ai giardini Hambury di Ventimiglia e distribuiti dalla Mellophonium Multimedia e dalla Videoradio. Il 90% del repertorio sia live che discografico del gruppo è formato principalmente da brani originali a firma di Martino Biancheri e Alberto Micchichè. Il sound trae origine dalla fusione tra la musica latino-americana ed il jazz.
Abbiamo inserito ultimamente nelle nostre esibizioni canzoni in dialetto ligure di Vallebona interamente composte e cantate da Martino Biancheri, che faranno parte di un Cd già registrato e di imminente uscita. Con questo nuovo repertorio stiamo pianificando la stagione estiva che si preannuncia ricca di impegni. Colgo l’occasione per comunicare, a chiunque interessato, di visionare il nostro sito www.soycalifa.it e contattarci per eventuali concerti. Altri due nuovi progetti che mi stanno particolarmente a cuore sono un trio dedicato alla musica di Wes Montgomery formato da me, Riccardo Anfosso alla chitarra e Fabrizio Bruzzone al contrabasso ed un quartetto il cui nome è: Bags a Rent che propone cover in versione jazz formato da me, Andrea De Martini al sax tenore, Lorenzo Hernut alla chitarra e Massimiliano “ Max” Matis al basso elettrico.
12) Sei uno dei promotori e organizzatori di rock in the casbah (festival rock giunto alla nona edizione che si tiene nel centro storico di Sanremo N.d.r.), queli sono le difficoltà che si incontrano per realizzare un’evento del genere?
Anni fa durante la stesura della domanda di partecipazione agli eventi estivi organizzati dal comune di Sanremo, una parte dei quali coordinati dall’allora Congiura dei Guitti capitanata da Freddy Colt ed Angelo Giacobbe, dovendo indicare il luogo di esibizione preferito feci questa riflessione: possono convivere persone che leccano un gelato passeggiando sul lungomare ed un gruppo rock che propone brani propri? Decisamente no. La cosiddetta location diventa importante quando vuoi che qualcuno ti ascolti veramente e non si limiti a sentirti soltanto. Per uno come me cresciuto nel quartiere della Pigna del centro storico di Sanremo la scelta non poteva che essere felicemente obbligata. Partì tutto da lì. Quell’anno la Ratamacue si esibì nell’Anfiteatro di San Costanzo e fu un trionfo. L’anno successivo era già una rassegna denominata Rock in the Casbah dal nome coniato da Larry Camarda che dava il titolo al concerto della Ratamacue.
Sono passati quindi nove anni e molte moltissime soddisfazioni. Si incontrano sempre difficoltà: logistiche, artistiche, ad organizzare un evento del genere che ricordo dura 4 giorni e muove migliaia di persone. L’Assessorato al Turismo e Manifestazioni del comune di Sanremo tramite l’Assessore Dott. Igor Varnero e la Direzione Artistica del Comune per conto del Direttore Pepi Morgia hanno però capito la serietà, la passione, il trasporto e la trasparenza con cui: Enzo Cioffi, Attilio Larry Camarda, Angelo Giacobbe, Giancarlo Forte e da qualche anno Simone Parisi, Andrea De Martini e Danilo Bestagno, ossia il gruppo organizzatore, lavora. La difficoltà principale è quella di recepire le risorse economiche necessarie ad organizzare ogni anno un festival migliore. Non è volontà dell’Amministrazione limitare tali risorse, la verità e che soldi ce ne sono sempre meno e devono bastare un po’ per tutti. Ritengo che il risultato più importante raggiunto sia stato quello di valorizzare e far rivivere anche se solo per pochi giorni, uno scorcio fantastico della nostra città e questo effetto è scritto sugli occhi di tutti coloro, pubblico ed artisti, che in quei giorni vivono l’evento.
13) Cosa pensi della direzione artistica del Comune di Sanremo?
E’ innegabile che l’attuale Direttore Artistico del comune di Sanremo Pepi Morgia, sia riuscito a trasmettere anche nei risultati ottenuti le sue esperienze e conoscenze di prim’ordine. Gli va assolutamente riconosciuto l’essere riuscito ad integrare con iniziative parallele i principali eventi del calendario sanremese: festival della canzone, premio Tenco, Milano –Sanremo, ecc ecc. Manifestazioni come. La Notte Bianca, La Notte Rosa, La Festa della Musica, Sanremoff, Tencoff, Capodanno nelle Piazze, si sono di fatto realizzate o concretizzate con il suo avvento. Sono risultate altresì determinanti le collaborazioni che la direzione artistica ha intrapreso con le varie realtà organizzatrici cittadine, vero patrimonio di idee e conoscenze del luogo. Tra queste sono da ricordare: L’Associazione fare Musica, La Cooperativa C.M.C. , il Centro Musicale Stan Kenton, L’associazione Pigna Mon Amour, L’associazione Libera le idee e molte altre. Un piccolo neo in tutto ciò è non essere riuscito a valorizzare durante le manifestazioni principali, attività commerciali che onorano Sanremo città della Musica, programmando concerti ed eventi musicali tutto l’anno ma che magari sono situati in una posizione periferica rispetto al solito itinerario centrale cittadino, es. il Solentiname. Ma c’è tempo per rimediare a tutto.
ENZO CIOFFI, LA BIO
Classe 1962, dimostra interesse alla musica già in giovanissima età, a 6 anni accompagna il padre, musicista di fisarmonica, suonando percussioni varie in complessini occasionali nelle varie sagre di paese.
Intorno ai 13 anni inizia lo studio delle Percussioni presso la Scuola di Musica Ottorino Respighi di Sanremo sotto la guida del Maestro Alberto Sinelli, nella quale approfondisce gli studi classici partecipando anche a diversi concerti e saggi tenuti nei principali teatri delle provincia.
Intorno ai 18 anni indirizza il suo interesse principalmente verso l’apprendimento della batteria presso il Centro Professione Musica C.P.M. di Milano sotto la guida di Walter Calloni , scuola dalla quale si diploma nel Corso Avanzato di batteria sotto la guida del Maestro Christian Meyer, batterista del recentissimo Dopofestival 2008 tenuto al teatro del Casinò di Sanremo.
Partecipa a diversi seminari principalmente di indirizzo jazzistico, tenuti da musicisti di grandissimo valore internazionale tra i quali: Peter Erskine, Dave Weckl, Roberto Gatto, Bob Mover.
Contemporaneamente al periodo di studi inizia una intensa attività concertistica che lo porta ad abbracciare diversi stili. Le realtà più significative nelle quali è coinvolto posso essere riassunte nelle seguenti
RATAMACUE BAND. Formazione rock d’autore tra le più rappresentative del ponente ligure caratterizzata da circa 12 anni di ininterrotta attività e centinaia di eventi live. Partecipazione alla fase finale di Sanremo rock del 1999, due cd pubblicati di brani propri e creatori della rassegna di musica Rock di autore denominata Rock in The Casbah che si tiene da 9 anni in agosto nel quartiere della Pigna di Sanremo.
Parallelamente alle esperienze in ambito rock inizia ad avvicinarsi alla musica jazz che lo portano ad essere coinvolto in breve tempo nelle realtà maggiormente qualificate della sua zona di residenza.
SANREMO JAZZ BIG BAND AND QUINTET grande orchestra di musica jazz fondata insieme al Maestro Livio Zanellato che vanta collaborazioni con Gerry Mulligan, Bob Mover ed altri musicisti di levatura internazionale.
JAZZ AMBASSADOR BIG BAND storica orchestra jazz di Imperia, una delle più longeve d’Italia, con la quale ha l’occasione di suonare con musicisti come Tony Scott, Bob Mover, Benny Bailey, Dusko Goicovic e con la quale in oltre dieci anni di permanenza effettua numerosissimi concerti principalmente nel nord Italia e registra un cd di brani inediti composti dal Direttore Maestro Leo Lagorio, premiato con il premio SIAE al Festival del jazz di Bordighera del 1999.
RED CAT BAND. Terminata l’esperienza con la Jazz Ambassador, diventa batterista tuttora stabile di questa formazione sanremese che propone musica swing capitanata dal Maestro Freddy Colt.
Con questo organico sono molteplici le esperienze fatte. Dalle sigle del varietà comico televisivo Zelig di Italia Uno del 2000 a numerosissimi spettacoli e concerti in tutta Italia. E’ membro fisso dell’orchestra del Premio per Arrangiatori dedicato al Maestro Pippo Barzizza che ogni anno si tiene a Sanremo sotto la direzione del Maestro Freddy Colt. Con la Red Cat incide per la Mellophonium Multimedia due cd di cui il secondo interamente dedicato alle danze sincopate degli anni 20-30-40, arrangiate dal Maestro Freddy Colt, recensito ottimamente dalla rivista Jazzit nel numero di ottobre del 2004. Un terzo cd realizzato include totalmente brani composti dal Maestro Demo Bruzzone, arrangiati dal Maestro Freddy Colt, ed inciso in sua memoria.
SOY CALIFA. Formazione di musicisti del ponente ligure che propone musica di stampo latin jazz e con la quale ha inciso e pubblicato per la Mellophonium Multimedia e per la Videoradio, due cd di composizioni originali che hanno riscosso favorevoli consensi di pubblico e critica.
Tantissime altre collaborazioni con musicisti locali e non, dal Maestro Reddy Bobbio, al Maestro Massimo Dal Prà, all’ex Orchestra del Casinò di Sanremo diretta dal Maestro Sergio Nanni.
L'intervista @ Tonyclifftonprod.