Come è nata la tua passione per la musica?
Ero un bambino, ascoltavo la radio e incidevo tutte le canzoni su registratori praticamente costruiti in casa. Cosette da hit parade (Madonna, Micheal Jackson). Poi a 14 anni qualcuno mi ha fatto un paio di musicassette con il meglio di Sex Pistols, Clash, Cure, Joy Division, Sister of Mercy, Cult (tutta roba inglese) e ho avuto piccola un'illuminazione. Ad un certo punto ho anche sforbiciato una maglietta, disegnandoci sopra la A gigante di “Anarchia”, e mi sono fatto la cresta con il mitico gel “Tenax”. Volevo andare a fare un giro in centro conciato così, ma è intervenuta mia madre... ora la ringrazio.
Quali sono i tuoi ascolti preferiti?
Dal 1996 la mia passione assoluta sono i Tool. Oggi, compro soprattutto produzioni americane, con chitarre elettriche belle in evidenza, al di là del genere. Nel corso degli ultimi 20 anni, “le scoppie” le ho avute praticamente tutte: grunge, noise, stoner rock, punk-hardcore, metal, psichedelia. Non mi è mai piaciuta la musica elettronica (a parte il primo trip-hop). Nell'ultimo periodo ho apprezzato molto gli Isis.
Cosa ne pensi della scena musicale sanremese e, in generale, di tutta la provincia?
Non parlerei di scena. Qui non è mai esistita. Non credo esista una band nostrana realmente in grado di sfondare a livello nazionale. E anche i gruppi più validi sono tremendamente derivativi. Ma d'altra parte i ragazzi non hanno modo di confrontarsi e crescere, sono costretti a fare cover per guadagnare qualche euro nei pub, che sono gli unici posti in grado di offrire spazi a chi vuole suonare.
Qual'è la tua risposta alle solite polemiche incentrate sulla musica che disturba?
Da noi la maggioranza delle attività è impostata sul turismo. E la musica attira i villeggianti, che vengono per divertirsi, non per dormire, vogliono la “movida”. In vacanza, uno cerca pub, ristoranti, locali notturni: tutte attività che danno da lavorare a centinaia di persone, cuochi, barman, camerieri, guardarobieri, body-guard, dee-jay, promoter, musicisti.
Ragazzi che si trovano qualche euro in tasca da spendere, non so, per il parrucchiere, in una boutique, al bar, per comprare il televisore nuovo o chiamare l'idraulico per mettere a posto il rubinetto che perde. E così si crea lavoro per commesse, artigiani, operai, eccetera, insomma l'economia si muove. Se uno non ha quel centinaio di euro in più da spendere rinuncia al superfluo e si limita alle spese di base... e facilmente, per fare un esempio, si tiene la macchina rigata al posto di portarla subito dal carrozziere. Anche chi apparentemente non fa un lavoro legato al turismo in realtà ci guadagna se il turismo funziona.
Che consiglio daresti all'Assessorato al Turismo e Manifestazioni del Comune di Sanremo per migliorare ulteriormente gli spettacoli?
Fare spettacoli che piacciano davvero, molte volte vengono proposte cose fuori dal mondo, che magari non costano tanto, ma che in realtà non interessano a nessuno. Purtroppo qui c'è il problema che la gente pretende solo manifestazioni ad ingresso libero, cosa che non permetterà mai di organizzare eventi di primissimo piano. Inoltre il Ponente è generalmente distratto: da noi fanno fatica il rock, il jazz, la musica sinfonica, il teatro, la danza, il cinema, indipendentemente dalla qualità della proposta. La gente se ne frega di tutto, hanno preso “un bagno” anche artisti di fama consolidata.
Consigli? Puntare sul piccolo intrattenimento serale, che riempie bar e pub e crea “situazione”, e magari pagare la Siae a tutti locali che fanno suonare le band. Poi il regolamento anti-rumore è ancora inadeguato, troppo restrittivo. Se uno vive in una città turistica e balneare, e non in una città d'arte e cultura, deve capire che lo scotto da pagare se si vuole abitare in centro è sopportare i decibel. Poi finalmente ci vorrebbe un palazzetto, un luogo espressamente deputato alla musica live.
Cosa ne pensi del Direttore Artistico di Sanremo Pepimorgia, e, secondo te, è riuscito finora a svolgere un buon lavoro?
Lo conosco bene, capisco le sue ragioni e molti dei suoi problemi nell'organizzare concerti e quant'altro. Su certe cose ha dovuto mollare (all'inizio voleva far pagare per le manifestazioni), su altre ha tenuto duro (puntando sulla musica e sulle feste di piazza nonostante le lamentele). Nell'insieme ha lavorato con intelligenza. Ma il problema non sono le manifestazioni, è la mentalità della nostra provincia e di Sanremo (che pensa solo al Casinò). E poi ci sono certe lobby che tutelano interessi “vistosamente” di parte.
Dai un tuo giudizio su Rock in the Casbah (festival che si tiene ogni agosto nel centro storico di Sanremo.ndr).
In assoluto la cosa migliore in campo rock (e non solo) espressa dalla nostra provincia. Punto. Lunga vita a Rock in The Casbah!
Oltre a scrivere su un quotidiano, di cos'altro ti occupi?
Scrivo per alcuni quotidiani (Il Secolo XIX, Avvenire), riviste free press (News Liguria Magazine), riviste nazionali di settore radiotelevisivo (Millecanali), giornali on line (Riviera24) e sono il direttore responsabile della testata giornalistica di Radio Sanremo.
Hai a disposizione tutto lo spazio che vuoi per dire qualcosa che non ti è stato chiesto...
In Riviera è essenziale creare una scena musicale che sia visibile e interessante agli occhi di chi sta fuori provincia. Individuare un genere definito che ci rappresenti, uno qualunque, ma riuscire a proporre qualcosa che faccia notizia. Come per esempio lo ska di Genova, che francamente ha stufato, ma che ha una sua identità. Da noi c'è troppa dispersione. Bisogna far convergere le forze, fare quadrato. Radio, giornali, locali notturni, tutti uniti per realizzare un progetto. Il problema è che molti ragazzini adesso fanno nu-metal (un decennio fa lo amavo all'infinito, ora ne ho la nausea), che non avrà mai molta attenzione, essendo un genere di estrema nicchia, almeno in Italia. Specie, poi, se si continua a scopiazzare i capiscuola americani. Ci vorrebbe qualcosa a metà strada tra il “commerciale” e “l'alternativo”. Ma soprattutto qualcosa di originale... pensiamoci...
L'intervista @ Tonyclifftonprod.