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SANREMO, 6 MARZO 2008 - RATAMACUE BAND : C'ERA UNA VOLTA IL ROCK

   

COSA DICONO DI LORO...

Non mi piace partire dal nome, è un semplice ed incisivo giro di batteria, dice qualcosa ma non dice tutto. Il tutto non lo si trova nemmeno se si scorrono i nomi ... Enzo...Ema...Raffaele...Larry e per un bel periodo anche Ramon. I nomi sono qualcosa solo per chi li conosce, per gli altri no. Io li ho conosciuti, li ho frequentati, li conosco e li frequento, li ho ascoltati dal vivo, ho i loro cd, li ho introdotti a "Rock in the Casbah", che ho scoperto grazie a loro e li ho presentati anni ed anni fa in Piazza Colombo, e questo è quanto rispetto al mio rapporto nei loro confronti.

Qui bisogna parlare di loro, "Dire di loro"...ecco, bisogna cercare dentro, non fuori. Dentro c’è un miscuglio di cose che fan si che tutto funzioni e funzioni bene, ...c’è un fonico (Ema), un professore (Enzo), un istrione (Raffa), un chitarrista ritmico che si metteva le magliette di Jovanotti (Ramon), e l’eclettico Larry che sembra spesso uscito da qualcuno dei suoi fumetti e proprio per questo conosce il significato esatto della parola "Show". Questo è quanto. E’ show e lo è nel senso più intenso del termine perchè è vero, non è esibizione, ostentazione o altro.. è la verità delle loro persone che attaccano il jack e suonano nel puro spirito rock'n'roll.

E’ show perchè Raffaele qualcosa si inventa di sicuro, E’ show perchè Ema ha dei bei suoni di chitarra, perchè Enzo suona in mezzo ad una selva di giovani virgulti della batteria che lo idolatrano. E’ show perchè una volta erano tutti in strada, anzi in piazza San Siro a giocare per terra, perchè hanno usato sempre la musica come espressione, perchè ad un certo punto hanno deciso di crescere con le loro parole e la le loro note. Ed è show perchè ancora adesso ascolti "Figurine" e ti chiedi a cosa si può essere ispirato Larry, cosa gli passava in quella testa già spelacchiata, ti chiedi e ti rispondi che non è possibile, che forse non è lui, poi la riascolti e capisci che non può essere che lui perchè il tutto parla di noi, "nati nel culo del mondo" e "appiccicati sul quaderno" ."Alla fine siamo come figurine" e mai verità fu più assiomatica.

Io dico che i Ratamacue sono veri, sono Rock'n'roll dentro, in quelle anime d’eterni ragazzi malati di musica che sorridono allo stesso modo sopra o sotto un palco. Conoscere per credere.

* Simone Parisi * RadioMandrake

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Ratamacue...Un pattern di batteria e un suono intenso che viene dalla Pigna di Sanremo, centro storico e cuore pulsante della capitale della canzonetta. Prendi ’Ratamacue’, aggiungi ’Band’, e scopri il suond rockettaro di un ensemble che si muove dalla Casbah della California sfigata d’Italia. Qui c’è la musica, ’passionfull’, di una formazione con i controfiocchi: più di dieci anni di attività, più di 10 anni di songwriting sotto il nume tutelare della creatività. E poi l’attività dal back-stage, lo sviluppo del progetto del festival ’rock in the casbah’, vivo nostante le gerontofile amministrazioni comunali: una vetrina con il meglio delle note ruvide della Penisola, uno spazio per i lati b sonori della cittaducola di Sanremo, che tra festival, Casinò, riciclo di denaro, cosce e zanzare, trova anche spazio e rappresentanti per la sua anima sana: quella perennemente adolescenziale e rebelde. L’onda rock, pulsante, qui è passata e passa anche per la Ratamacue Band, marchio di garanzia.

* Valerio Venturi * Cantautore

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Scrivere della Ratamacue è dolce ed amaro al tempo stesso, come il sapore della nostalgia. Avrei voluto aspettare altri dieci e più anni per raccontare la loro storia, ma già mi tocca. E’la storia di un amicizia, di un intreccio di legami, rapporti meravigliosi, a volte difficili, esattamente come la natura stessa delle storie importanti ed in sottofondo, la loro meravigliosa colonna sonora. Gioie e dolori, palco e realtà, di questo è fatta la storia della Ratamacue. Sullo sfondo del grande sogno, del successo, la consacrazione, la profondissima identità locale e le storie personali di questi ragazzi che per anni hanno riempito i pub, le piazze, le feste, ovunque si esibissero. All’inizio cantava Larry il quale ha sempre palesato una profonda avversione per la lingua inglese ma il pubblico non se n’è mai accorto, Franco Giordano la chitarra, Enzo ai tamburi e Marco Tudini al sax e tastiere.

Fu al Bogart, in quella estate caldissima che Raffaele provò a cantare due o tre pezzi raccogliendo chiaramente consensi sera dopo sera. Anche la Ratamacue non si è fatta mancare i suoi Brian Jones: strada facendo ha perso Marco Tudini e Stefano Minutolo, la chitarra che sostituì Franco Giordano, due amiconi che oggi danno spettacolo in qualche prateria celeste ed hanno lasciato un vuoto incolmabile che solo il tempo ha in parte lenito. Poi in seguito arrivarono Emanuele Bastiani, un chitarrista che anche “The Edge” sarebbe orgoglioso di conoscere e Ramon Gabardi, la chitarra ritmica che mancava per completare ed insaporire l’intreccio dei pezzi del loro repertorio.

Ricordi ? Non basta lo spazio. E’ la storia dei club sanremesi degli ultimi quindici anni. Nomi come Cafè Blue, Porto Maltese, Hemingway, Tre Alberi, Kontiki, Aighesè hanno legato il loro successo a doppia maglia con le esibizioni di questa band. Allora voglio citare alcune magiche serate che chi ha vissuto in prima persona non avrà certo dimenticato: nell’estate dell’amministrazione Oddo, si erano organizzate delle serate musicali in via Matteotti, la Ratamacue era stata contattata da alcuni commercianti ed in luglio si erano tenuti diversi concerti. Dato il successo la band fu confermata per tutta la quindicina di agosto suonando davanti a Cremieux, di fronte a veramente tanta gente. L’ultima sera gran finale nella discoteca Odeon (oggi Lost) con tutte le band partecipanti ed una jam leggendaria con l’allora sindaco Davide Oddo che manco Clinton…

S.Siro, sempre d’estate, palco importante, non c’è Raffaele in vacanza con la famiglia, nel frattempo divenuto frontman della band e compositore di buona parte del loro repertorio. Ritorna Larry a tenere la scena dopo tanto tempo, la serata scivola bene e ad un certo punto arriva la telefonata di Raffaele. Scende giù la piazza dal ridere, ma mi ripeto chi non c’era …

Rock in the Casbah prima edizione: la scommessa di portare mille persone in Sanremo vecchia invece che suonare in zone più fruibili, sfidando mille remore e prevenzioni, organizzando un service in un luogo impervio. Timori e batticuore tutto il giorno, occhi al cielo per scovare qualche nuvola minacciosa e per raccomandarsi a Marco e Stefano. La magia del cambiamento, la piazza di giorno vuota e con tutti i suoi difetti in bellavista, la sera con le luci, centinaia di persone che prendono posto ovunque, l’acustica dopo i primi tre pezzi perfetta. Scommessa vinta. Stravinta l’anno dopo con un concerto ricco di ospiti dal quale è stato tratto anche un cd dal vivo, testimonianza di una serata storica per la musica underground sanremese…

Ma le serate più belle nella mia memoria restano quelle dei club piccoli, fumosi come il Bogart, il Cafè Blue dove davanti a cinquanta settanta persone ho assistito ai più bei concerti della band. Cover leggermente riarrangiate con improvvisazioni, assoli, dialogo col pubblico, bis eseguiti anche più volte nella stessa serata. I monologhi di Raffaele durante l’esecuzione di “Ieri sera” la cui durata ed il cui contenuto non era dato sapere neanche ai musicisti. Concludo il mio contributo dichiarando che la miglior band mai vista suonare per Sanremo negli ultimi venti anni è questa qui e non solo per l’affetto che nutro nei confronti dei singoli musicisti che sono anche fra i miei migliori amici.

* Giancarlo Forte *

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Scrivevo per il Secolo XIX da qualche mese. Era il 1990. Fa quasi impressione dirlo: millenovecentonovanta. Una vita fa. Ero uno “sbarbato” quasi, messo al lavoro per “costruire” una pagina spettacoli del ponente ligure che potesse seguire efficacemente il panorama della vita notturna della Riviera. Fu così che, tra le primissime mie “uscite” lavorative in una afosa serata estiva, entrai in quello che allora di chiamava Bogart, locale sotterraneo dalle atmosfere un po’ fumose, molto club, un po’maudit, cui si accede da Piazza Mameli.

Qui era resident group (allora non si diceva così) la Ratamacue nel senso che la band era stata ingaggiata per suonare tutte le sere cosa già abbastanza atipica per l’epoca: quasi una intera estate ininterrottamente, come succedeva nei locali da ballo di un tempo. Io, un po’ titubante entrando nello scantinato (ricordo il bancone sulla destra, gli strumenti sulla sinistra, una sorta di pista centrale), chiesi informazioni circa l’attività intrapresa e trovai Larry (che allora non sapevo si chiamassi così) disponibile a fornirmi tutte le dritte del gruppo, i nomi degli altri componenti, le scelte di repertorio, l’intenzione di creare un “movimento” in quel locale. Una bella scommessa (vinta, alla luce del successo di quelle serate sempre seguitissime…) pensai tornando a casa soddisfatto per aver trovato un interessante “filone” di novità nell’asfittico panorama by-night. Il mattino dopo sulla mia Olivetti scrissi un articolo entusiasta che uscì graficamente un po’ sacrificato purtroppo. Della Ratamacue mi occupai ancora visto che suonò in lungo e in largo per anni rilanciando effettivamente il live in Riviera.

Lui (Larry) probabilmente (anzi sicuramente) non rammenta questo episodio. Ma c’è stato tempo per rinsaldare i rapporti. Sei anni dopo la stessa Ratamacue è stato elemento fondante del progetto La Congiura dei Guitti, una delle più straordinarie esperienze (non spetterebbe a me dirlo, ma un po’ di autocelebrazione consentitemela ogni tanto) della Sanremo artistica (nata per iniziativa di Freddy Colt) cui ho lavorato con entusiasmo contribuendo a creare un fenomeno durato anni. E con la Ratamacue (nello specifico con Enzo Cioffi e Larry Camarda e il promoter/amico della band, Giancarlo Forte) si è dato vita a “Rock in the Casbah”, rassegna rock nel cuore del centro storico iniziata come una scommessa anche in questo caso e cresciuta tantissimo nel tempo. E più recentemente con Enzo, Larry e Janky (ma si scrive così?) un’altra esperienza “Que Noche Pigna”, movida di capodanno nata da una mia idea (e ridaje con l’autocelebrazione)

Coincidenze e segnali, ricorrenze e incroci. Con un comune denominatore, quello di trovarsi sempre, anche se a distanza di anni, a ideare e promovere iniziative, a vedere prima di altri la possibilità di lanciare un progetto nuovo laddove c’è invece un deserto di silenzio. La Ratamacue è stato questo in fondo: operando in una città restia alle novità e difficile agli entusiasmi ha generato prima una rinnovata filosofia live, poi è diventata fucina di idee, capaci di accendere in un attimo la scintilla della Pigna.

* Angelo Giacobbe * Giornalista

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Parlare di Ratamacue è un po’ come parlare di un grande del calcio. Uno di quelli che si allenava con il sole o con la tormenta, sulla ghiaia in periferia o sui prati davanti ai tifosi sognatori, uno da spogliatoio ma con mille pensieri che teneva per se senza sfogarli sugli altri, uno di quelli che amava il gol ma molto spesso pensava più a non prenderne, uno di cui non si poteva non avere la "figurina" e anche se l’avevi tripla non la cedevi per attaccarla in più posti, per sentirti tu più vicino a lui. Nella grande serata della mia "riuscita" ricordo perfettamente di aver avvertito la sensazione di dispiacere per la non "riuscita comune", un inaspettato senso di campanilismo. Ebbi la certezza che un identica e costante dedizione poteva sfociare in diversi mondi. Larry, Raffa, Enzo, Ema, quattro teste pensanti, forti, preparate e assolutamente mobili; quattro corpi investiti dalla vita di tutti i giorni, quella più normale per definizione, quella che arricchisce e stanca come nient’altro può fare. Ecco, la cosa più grande: la convivenza aspra, dura, che non dà scampo, di due mondi lontani. La situazione più difficile per l’essere umano: mantenere vivo il sogno nella vita normale. Naufragare tutti i giorni e salvarsi grazie ad una piccola zattera costruita con amore. Tolta l’amicizia, il tempo, le distanze ecco cosa porto in me della Ratamacue: un Esempio.

* Sfefano Piro * Cantautore

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Era il 1995. Avevo da poco finito le superiori e finalmente iniziava l’anno sabbatico. I locali che frequentavo assiduamente erano due: il Luky Ducky, posto per me fantastico, ma per molti "infrequentabile", e il Michel Club, uno dei pochi circoli arci assieme alle Rivolte. Da qualche anno spopola nei locali il karaoke e la musica live, e il mio ricordo della Ratamacue è stato amore a prima vista. Avevo 20 anni e una sera mi ritrovai insieme ad alcuni amici al J.J. Smith, uno dei pochi locali che faceva musica dal vivo a Sanremo nella stagione invernale. Quella sera in programma c’era un concerto live della Ratamacue e io capitai li per caso. Non conoscevo nessuno dei componenti, ma il loro modo di fare musica, mi prese da estraniarmi da tutto e da tutti. Ma gli incontri non finirono qui ed altri mi rimasero nel cuore. Quelli al Pico de gallo, Cafè Blue, Porto Maltese, woodstock a San Romolo e Arma letale, tanto per citarne alcuni. Dopo qualche anno il destino mi diede la possibilita di conoscere Franco Calvini e Massimo Lantero, ed ebbi la foruna di seguire tutti i concerti dalla postazione mixer. Mi camminarono affianco in ogni momento importante della mia vita, e adesso dopo 12 anni sono qui a scrivere di loro. La vita a volte è strana, ma loro sono sempre qui anche ora che non suonano più. Cosa dire.... sono onorata di creare tutto questo. Grazie Larry!

* Silvia Richichi * Fan

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I RATAMACUE LI HO INVENTATI IO! Volevo spiegarvi alcune cose che tanto voi non avendo le conoscenze esoteriche e gnostiche e vivendo ancora legati nella caverna a guardare delle ombre e credere che siano cose vere, dicevo, voi comunque non crederete a queste mie parole, perché è tipico delle piccole menti rifiutare la verità disvelata, ma io ve la svelo lo stesso, che tanto il web mica è carta e non abbattiamo le foreste amazzoniche anche se scriviamo un po’ di più…

Dunque questa era la famosa “INTRO”. Questa sopra. Una cosa che di solito funziona da captatio benevolentiae (se fate google capirete questo termine massonico), io non so se l’ho captatio ma ora proseguiamo con le tecniche cinematografiche quali il flashback e la dissolvenza incrociata. Dunque. Dovete sapere che io in quanto membro degli Illuminati, ho svolto ruoli importanti DIETRO LE QUINTE di molte cose, prima di crearmi questa maschera di commesso sommesso che scribacchia in giro (per eludere Mossad e KGB devo far finta di vivere come voi normali). In realtà a chiunque guardi la luna invece del dito è chiaro da tempo come io, Elvezio, sia responsabile di parecchi misteri e meraviglie quali la formazione dei Beatles, le migliori trame di Stephen King, l’asse del male McDonald – Disney e persino la desertificazione progressiva delle valli molisane.

Ma torniamo ai Ratamacue, anzi, visto che non ci siamo mai stati andiamoci ora… Dovrei, per spiegarvi bene tutto, parlarvi di quando in un momento di noia sventata e distratta io abbia ricavato Sanremo da una costola nebbiosa di San Romolo e ci abbia impiantato subito 666 Casinò che hanno fatto gola ai Saraceni e da lì tutte le cose dei vicoli stretti e dell’olio bollente ma poi mi si accuserebbe di egotismo e narcisismo e allora parliamo dei Ratamacue anche se io sono più interessante. Allora da piccolo LARRY era un bambino con tutte le stigmate dell’esistenza da nerd: giocava troppo alla playstation 2, scarabocchiava i bordi dei fumetti che leggeva facendo in contemporanea i suoni con la bocca tipo BANG! E POW! e suonava la chitarra invisibile credendo di essere adorato da folle oceaniche mentre invece la madre gli diceva di andare per strada, giocare al sole, conoscere le ragazze e tutte le cose sane che temprano e rendono adulti utili alla società.

La cosa della chitarra invisibile dovrebbe spiegarvi già molto perché poi da grande, quando ha cercato di imparare a suonare, si è spaventato del fatto che la chitarra vera, quella non di ombra ma quella solida, avesse (congiuntivo, so che a voi magari suona strano ma è così) ben SEI corde. Ricordo il giorno perché ero con lui: Larry: “Belin (anche se calabrese voleva imitare con esclamazioni scritte male e pronunciate peggio), ma SEI corde?!” IO: “E allora?” Larry (con la lingua di fuori come quando si pensa alle cose difficili della vita): “Non imparerò mai! Non esiste una versione for dummies della chitarra?” E così il sottoscritto, scrollando la testa rassegnato, gli regalò un basso che è come un prototipo malriuscito di chitarra, ha solo QUATTRO corde tutte grosse e uguali mi sa e fa solo dei suoni cupi alla Joy Division .

Quindi già insomma gli regalai IO il BASSO DI BATMAN poi divenuto famoso in tutta Sanremo nordorientale e in alcune zone di Taggia. IO. Gli altri, ecco, dovetti arrangiarmi. Prima feci qualche prova con i PARCO X (quante ne so…) ma cantavano di voler andare a vivere nella metropolitana di Milano e, complice il periodo buio dell’Italia che usciva dal tunnel del terrorismo di matrice brigatista per infilarsi in quello di matrice socialista, decidemmo di creare un gruppo più solare e clownesco, a partire dal nome RATAMACUE che insomma richiama alla mente carambole picaresche e carnevalate assortite.

Dovendo includere Larry allora non ho potuto usare, per il resto della band, materiale umano che lo facesse sfigurare, quindi ho ripiegato su come dire dei prodotti cinesi, imitazioni di cose valide che avevo organizzato in passato. Quindi tipo che il cantante l’ho strutturato come Lindo Ferretti pre-crisi mistica per fortuna e anche più autoironico e divertito (infatti se notate ogni volta che passa davanti a uno specchio ha come delle crisi di riso, provate a portare degli specchi al prossimo concerto), il batterista è audioleso e non riesce nemmeno a tenere il tempo della cantaesciuscia e l’ho originato da una costola di Stewart Copeland e il chitarrista avevo in mente Fred Durst dei Limp Bizkit e invece mi è uscito così perché mi sono distratto (capita anche a me).

Li ho messi insieme IO, li ho creati IO e loro come tutti i figli non prodighi mi hanno ripudiato e mentono nelle biografie ufficiali e persino quando sono andati al Costanzo Show (di cui IO comunque scrivo i testi) hanno dato una versione falsa. Quindi io ora per ripicca vi svelerò un segreto da denuncia che finiranno tutti nei guai finanziari e nelle faide secolari. COPIANO LE CANZONI!!! Ma essendo iposenzienti, ecco, non copiano come facevamo noi a scuola che sapevi di dover cambiare alcuni aggettivi altrimenti la gente se ne accorge. No. Le copiano proprio paro paro! E non come Maicol Gecson che copia da gente sconosciuta nell’emisfero civilizzato tipo Al Bano, no, loro copiano per dire Little Wing di Jimi (lo chiamo solo col nome perché ogni venerdì beviamo qualcosina insieme, Jimi-il-noioso lo chiamo per motteggio)o quella dei Rolling Stones o The Joker di Steve Miller perché ha il giro di basso di Dio o ancora No woman no cry senza mai essere stati in Giamaica ma loro che ne sanno!

Ma vi rendete conto? E quando gli chiedete le cose loro vi dicono che quelle canzoni le hanno scritte LORO! E credono di cavarsela e si dividono i meriti no tipo che Larry ha composto quelle dei Red Hot Chili Peppers, o il cantante dice di essere Bob Dylan solo perché soffia nell’armonica e cose così. Magari non ve ne siete accorti ai concerti perché, vi capisco, prima di reggere 2 ore di Ratamacue vi drogate e bevete il cognac come nei film prima di farsi un’operazione chirurgica nel deserto, però se ci andate la prossima volta da sani, al concerto, vi assicuro che se tendete l’orecchio come Mr Fantastic scoprirete l’inganno e direte “Ma questa l’ha scritta Sting ridateci i soldi!” e farete un riot nella casbah (ne so doppio dei Clash rispetto a voi).

Oppure volete rimanere popolo bue e credere nelle favole e votare i Ratamacue nella gara di chi è più bello del sito (che ha questo fondo blu che ferisce gli occhi: il webmaster è forse epilettico?) e queste cose di autoreferenzialità che non vi faranno mai uscire dal circolo asfittico delle band di quartiere. Ecco. Potrei consultare il mio taccuino iniziatico appartenuto ad Alan Moore e Grant Morrison e rivelarvi anche tutte le cose sporche del privato come quella volta che Larry ha messo tutti i suoi disegni SOPRA il tettuccio della macchina per trasportarli (ma vi rendete conto di come non ci sta con il cervello?) e si è dimenticato di legarli e sono volati per l’autostrada ma IO non ripudio né tradisco le mie creazioni quindi non entriamo in queste aree di cronaca nera.

Avrei anche da dire naturamente su tutto il resto della scena di Sanremo che in pratica ho lo zampino in ogni band anche quelle che ancora si devono formare e in particolare i Datakill (però il nome non l’ho scelto io penso che abbiano usato una ouija board a caso…) ma solo se verrò pagato bene per avere una MIA personale rubrica sul sito BLU ELETTRICO di Libera le idee (anche per questo nome avete usato una ouija board?) dove vi svelerò tutti i misteri di Sanremo finche non arriveranno gli SWAT a cercare di catturarmi. Ciao. Ricordatevi al prossimo concerto gli specchi per il cantante (che potete anche rimbalzargli la luce dei riflettori negli occhi e farvi le matte risate) e di andarci sani per scoprire gli inghippi nascosti come nei film di Michael Moore (di cui scrivo i testi). Ciao di nuovo.

* Elvezio "Elvis" Sciallis * Scrittore di racconti horror

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Ho conosciuto la Ratamacue nel 1998. Prima avevo solo sentito parlare di loro, avevo letto il loro nome “in giro” e lo avevo trovato curioso e originale. Nel 1998, invece, li ho conosciuti di persona. Vennero a trovarmi nella sede di quella che allora si chiamava Radio Stereo 103 (oggi Radio 103) per farmi ascoltare il loro CD. Ricordo bene l’entusiasmo di quei ragazzi e quanto fossero orgogliosi del lavoro che avevano fatto. Avevano certamente una marcia in più rispetto alle alte band “locali” che avevo conosciuto e non solo per la loro bravura tecnica e per la loro cifra artistica. Loro, se mi passate il termine calcistico, “aggredivano gli spazi” meglio di chiunque altro. Era chiaro che non non stavano fermi ad aspettare che qualcosa piovesse dal cielo e che non avrebbero subito passivamente la triste stagnazione della scena matuziana. Si capiva che volevano lasciare un segno e fare in modo che qualcosa cambiasse in una città che in quegli anni offriva veramente poche chance a chi voleva esprimersi attraverso la musica. A distanza di quasi dieci anni posso dire che il segno lo hanno lasciato e anche bello evidente….

* Maurilio Giordana * Speaker radiofonico

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A noi Giovani artisti maledetti e pieni di voglia di fare la RATAMACUE fa schifo, tutte quelle note, quegli istinti de modè degli anni 80’, le cover dei Cure, ci hanno rotto, a noi giovani con i blue jeans e il cellulare, con gli orecchini al naso e a volte anche sull’uccello la RATAMACUE e i suoi soli, le sue chitarre elettroniche, le sue batterie vere, non ci piace, a noi giovani non ci piace neanche il nome RATAMACUE che ha anche lo stesso suono di GRATTAMEUCU, la tecnica scartata e lasciata nel water, i testi cosi poco convincenti che trattano cose poco interessanti e deludenti, sulla vita, sulle stelle che brillano e le dimenticanze. Basta questo per dire che la Ratamacue ci fa schifo Perché non suona più, ed è per questo che la musica fa su e giù, un po’ come la canzone di Cremonini che cita “ah da quando Baggio, non gioca più, ah da quando Senna non corre più ah da quando mi hai lasciato pure tu non è più domenica”

Per quanto mi riguarda ho assistito a tre concertini della RATAMACUE, e insieme ai Lithium, OHMP e Starry Eyes hanno certamente contribuito, alla vera e proprio sbandata utopista che ho preso che mi ha fatto iniziare a scrivere canzoni, e a studiare l’arte come unica forma reale di vita da trascorrere e filmare, si sto perdendo qualche rotella nel farlo. Grazie a quei concerti, a quelle manifestazioni, e anche al fatto che suonavano sempre gli stessi, ci siamo ribellati noi ragazzetti e abbiamo iniziato a suonare a provare e a organizzarci in gruppi che suonavano la nostra musica, fra tutti comunque l’unico Stronzo che suonava da solo ero io, con una chitarra perennemente scordata; ma la voglia di fare che in pochi avevano, che mi ha portato poi ad essere il rompiballe che suona sempre in ogni dove, io ho preso il posto della RATAMACUE anche se non suono il Rock’nRoll. Anche perché non so cantare l’inglese .

Spero che gli amici della Band non mi vogliano male per il piccolo scherzo dell’incipit di questo brano, ma sempre tutti che dicono bravo poi il bambino diventa viziato. Ma gli voglio bene a tutti , a parte a Larry, perché non mi piacciono i suoi occhiali!

* Christian G. * Cantautore

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Sono passati circa dieci anni dal momento in cui andai a cercare Attilio "Larry" Camarda in un pregiato stabilimento balneare della nostra città... era l’estate 1996, e tra noi musici serpeggiava il malumore per la totale esclusione dalle manifestazioni del Comune. Stavo organizzando un contro-concerto degli esclusi e, oltre alla mia band e al gruppo folk dei "Coal Tattoo" mi sarebbe piaciuto coinvolgere la rock band sanremese per eccellenza: la "Ratamacue". L’intesa fu immediata, e quella sera del 22 agosto ’96 cambiò il nostro rapporto con la città. Di lì a poco si sarebbe fondata insieme la "Congiura dei Guitti" con la quale partirono tanti bei progetti, tutti sostenuti dall’Amministrazione comunale, dal 1997 al 2003. Tra questi "Rock in the Casbah" nato dalla volontà di Larry e del comune amico Enzo Cioffi...

Negli ultimi anni abbiamo dovuto lottare di nuovo per difendere le nostre "creature" di fronte a nuovi prepotenti e, qualunque saranno i prossimi scenari, dovremo continuare a farlo. Ci sarà sempre da lottare per difendere le buone idee: è un buon segnale, perché quelle brutte o troppo facili hanno invece la strada spianata! Grazie ragazzi per aver resistito, c’è ancora bisogno di "congiurare" perché ancora siamo considerati dei luridi guitti. Non chiedevamo di meglio.

* Freddy Colt * Musicista e organizzatore di eventi musicali Per ultieriori informazioni: www.myspace.com/ratamacuebandstory

L'intervista @ Tonyclifftonprod. - Foto @ Larry


 

Foto@Larry











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