Come ti sei avvicinato alla musica?
Credo un po’ come tanti: finite le medie si comincia ad ascoltare la musica in maniera più consapevole e si ha voglia di suonare i pezzi che piacciono di più. In contemporanea, sempre intorno a quell’età, ho cominciato ad organizzare i primi eventi, sia al Liceo Cassini che a Mendatica, e da lì ho continuato ad alternarmi tra sopra, davanti e dietro il palco.
Che eventi hai organizzato finora?
Un bel po’, devo dire… Vorrei ricordare solo la mitica autogestione del Cassini del ‘98 (pochi giorni in cui nello stesso palazzo c’era lo Scientifico che occupava, noi che autogestivamo due piani e i contrari alla protesta a cui avevamo concesso 7-8 aule: un delirio!), ArteFatta nel ’99 al PalaFiori (un concerto pomeridiano con 7 gruppi live in collaborazione con tutte le scuole della Provincia), tutte le edizioni della Festa della Cucina Bianca a Mendatica e le manifestazioni di “è in arrivo un treno carico di…” per Libera…mente Suoniamo le Idee. L’anno che mi ricorderò di più sarà di sicuro il 2007, in cui ho reso possibile un’ottantina di esibizioni musicali. Chissà il 2008, ma mi sembra stia partendo molto bene.
Trovi più soddisfacente suonare od organizzare eventi?
Che domanda! Suonare, sempre e comunque. Purtroppo non ho più trovato un progetto che mi coinvolgesse veramente dopo l’esperienza coi Suonatori di Frodo, ma resto in attesa. Nel contempo di tanto in tanto mi capita di fare ancora delle comparsate occasionali con alcuni cantautori ponentini, come Christian G., Eugenio Ripepi e Fulvio Rombo.
Cosa ne pensi della scena musicale di Sanremo?
C’è già una grossa differenza, in meglio, rispetto anche solo a qualche anno fa, in cui nel 95 % dei casi i ragazzi formavano un gruppo, suonavano un paio d’anni nelle cantine e poi sostanzialmente smettevano. Di tutti i giovani che si sono esibiti ad ArteFatta nel 99, ad esempio, mi pare che solo io, Robbo, Sandro Molinaro e Christian G siamo ancora in qualche modo attivi sulla scena (anche se avrò di sicuro dimenticato qualcuno), mentre ad esempio invece leggendo la lista degli iscritti alle prime edizioni del Red è molta di più la gente che ha continuato: suonare, per fortuna, sta smettendo di essere una cosa solo per teenagers.
Dicevo, il fatto che tanti giovani ci stiano in realtà sbattendo la testa da diversi anni ha fatto crescere di molto il livello medio. Non credo si possa definire effettivamente “scena”, in quanto le collaborazioni tra diversi gruppi sono sporadiche ed occasionali e tutto sommato la Seattle dell’88 o la Genova dei primi ’60 erano tutta un’altra cosa, ma sono probabilmente io che mi perdo in un delirio filologico…
Comunque in generale l’impressione che ne ho è tutto sommato positiva, anche se è forse un po’ troppo focalizzata su troppo pochi generi e troppo poche sonorità.
Secondo te quali sono gli artisti più interessanti del panorama rivierasco?
I Mamafunk, che sono la cover band più pazza e straordinaria che ci sia, gli eroici Soy Califa, che insistono col loro ricercatissimo progetto jazz, Barmagrande e Twisted Family, che continuano a far battere il tempo in levare ai due estremi della provincia, i DataKill ed i Dyssonance perché sono dei bravi guaglioni e degli ottimi casinisti. Poi devo dire che i miei preferiti di sempre sono i Dayan Same, di cui imploro il ritorno live. A livello di amici non posso non citare Blackout, RadioClash e Christian G, di cui, più che la musica, apprezzo il lato a volte umano a volte disumano.
Come vedi il rapporto tra musica e politica?
Per quanto riguarda gli eventi che organizziamo con Libera…mente non abbiamo mai chiuso la porta a nessuno: nonostante la nostra sia una realtà chiaramente caratterizzata da una certa visione del mondo e diversi artisti non la condividessero, hanno avuto lo stesso spazio degli altri, senza alcun tipo di censura.
La musica, come l’arte in genere, ha il dovere di poter esprimere qualsiasi cosa e penso che la politica sia un argomento di cui è possibile parlare, esattamente come l’amore non corrisposto o le barzellette sporche, dipende tutto dal modo in cui lo si fa: come canta Mario Venuti, sempre meglio una canzone stupida che una finto intelligente, comunque. Nonostante tutto, credo che un artista, se affronta una determinata tematica, lo deve fare con la consapevolezza del suo ruolo: ci saranno sicuramente tonnellate di eccezioni, ma io vedo la musica e l’arte in questo campo non dico come delle intruse, ma come dei narratori consapevoli. Sicuramente una canzone come “la guerra di Piero” è un manifesto contro ogni guerra più efficace di chilometri quadrati di manifesti, ma per creare effettivamente delle condizioni di pace servono politici, diplomatici e mediatori culturali. Non basta saper raccontare il problema per essere automaticamente considerati portatori di soluzioni positive. Questo per lo meno in teoria. Nella pratica, forse, qualche avvocato, notaio e farmacista in meno e qualche musicista o giullare in più in Parlamento non farebbe male.
Cosa chiederesti al Comune di Sanremo per la musica live?
Diverse cose mi capita di chiederle già! Comunque, a parte gli scherzi, credo che oggettivamente non si possa chiedere molto di più sul versante manifestazioni pubbliche, dato che il calendario di Sanremo è vario e completo. Potrebbe forse aiutare a mettere in rete meglio le realtà che già esistono ed operano bene e soprattutto, svecchiare la mentalità dei gestori di locali pubblici, premiando chi si impegna e lasciando perdere chi vuole assistenzialismo puro.
Raccontaci un aneddoto divertente a proposito di qualche concerto o spettacolo a cui hai partecipato.
Potrei raccontare di mille ingenuità di varie bands di Libera…mente, ma dato che non ho voglia di sottrarmi all’autoflagellazione, il concerto che mi ha fatto più ridere è stato al Sailor’s con i Kuemada, credo 7 anni fa:
- il padrone, prima che cominciassimo a suonare, è uscito dalla porta ed ha cominciato a urlare: “Venghino signori, venghino, più gente entra, più bestie si vedono”;
- il batterista ha continuato a fare apprezzamenti di vario genere ad ogni essere di sesso femminile presente nel locale, dimenticandosi di alcuni potentissimi microfoni che usavamo come panoramici sui suoi piatti e che non avevamo in spia: ce l’hanno raccontato a fine concerto…
- lo stesso batterista, con una zappata un po’ più forte del solito, ha fatto cadere stile domino 3 aste per i piatti, di cui due cadono addosso a me ed una sul chitarrista ritmico, in quel momento impegnato in un coro, che riesce, in un indimenticabile impeto artistico, ad infilare precisamente in metrica e in melodia una simpatica esclamazione riferita alle attività professionali della moglie di Adamo, e altre decine di piccoli eventi, che hanno reso quella serata indimenticabile.
Qual'è la cosa che ti ha dato più soddisfazione?
Sicuramente l’attività di promozione ed organizzazione che han fatto a Mendatica l’anno scorso Paola, Daniela e Valentina, le nostre tre fantastiche volontarie in servizio civile. Un lavoro fatto con l’impegno ed il cuore.
E quella che più ti ha deluso?
Le continue polemiche false saccenti dietro le spalle messe in giro dai penultimi arrivati.
Se dovessi formare un gruppo ora, che musica suoneresti?
Sicuramente il mio primo amore, lo ska in tutte le salse, ma preferirei comunque suonare assieme a delle belle persone con cui divertirsi piuttosto che fare per forza quel che ho in testa io.
Puoi rivelarci i tuoi prossimi impegni e i progetti che ti piacerebbe realizzare in futuro?
Allora, quelli che stanno premendo di più sono:
- la gestione della Tenda della Pace durante Sanremoff, che sarà una sorta di prosecuzione di “è in arrivo un treno carico di…”
- la promozione delle attività del Centro Escursionistico di Mendatica,
- la prossima uscita del libro sui primi 5 anni di Red Music Festival.
Poi tante piccole cosette, ma dato che sono ancora nebulose, preferisco lasciarvi la sorpresa.
Un saluto a chi vuoi tu.
A tutti quelli che si sbattono.
CHI SONO?
Sono orgoglioso possessore di un basso (cui cerco di non far prendere troppa polvere), anche se sono ancora "musicalmente single", anche se ogni tanto una qualche jam o one-night-project salta fuori.
Dal lato musicale, mi piace più che altro cercare di organizzare eventi per le band esordienti (ma non solo), grazie soprattutto ad alcune realtà di qui che me ne danno la possibilità (il Comune di Sanremo, la CGIL, Libera...mente Suoniamo le Idee e la Pro Loco di Mendatica).
Perdo moltissimo del mio tempo cercando di essere sempre informato riguardo la pubblica amministrazione e la politica e credo che questa passione mi resterà tutta la vita. Mi hanno definito in vari modi, da stalinista a democristiano, ma continuo a restare semplicemente uno che cerca di ragionare con la propria testa. Ho sempre rifiutato di avere una sola etichetta da farmi appiccicare addosso, anche se ci hanno provato in vari modi (montagnino, alternativone, servo del sistema...) e sono sempre e riuscito a staccarmele di dosso.
Per ultieriori informazioni:
www.myspace.com/abregun
L'intervista @ Tonyclifftonprod.